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Il 'Dantedì', La Gazzetta: Antognoni tra le stelle, così come Bati. Chiarugi...

Viaggio ideale nella Divina Commedia del pallone: diversi ex viola inseriti dalla Gazzetta, nel giorno in cui si celebra Dante Alighieri.

Oggi si celebra per la prima volta il 'Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri. E allora La Gazzetta dello Sport ipotizza chi si potrebbe trovare oggi nella Divina Commedia tra i calciatori. Nell'Inferno, tra i lussuriosi che, immersi nel fango, inseguono senza soste e baciano il pallone, a suo tempo trascurato per le donne, si riconosce Bobo Vieri.

Scialacquatori di talento anche nella bolgia successiva: Antonio Cassano e poi Adriano, l’Imperatore, e Paul Gascoigne che il talento se lo sono letteralmente bevuto. CHIARUGI. Poi ci sono i 'simulatori', che calzano suole lisce di vero cuoio su una pista di ghiaccio.

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Cadono di continuo, come in campo un tempo. E i diavoli accorrono con i forconi. Tra questi lo juventino Pavel Nedved e il viola Chiarugi. ANTOGNONI. Poi il Paradiso. Stanno nel Cielo del Sole, perché illuminavano. Spiriti sapienti, di piede e di cervello.

I 10: da Rivera, il Golden Boy, a Luisito Suarez fino a sublime Roby Baggio, passando per Platini, il Re. Il Prof Pirlo e Zidane, capa tosta. C’è anche Antognoni che giocava «guardando le stelle» e il cielo ha ricambiato tanta attenzione, schierandolo tra i beati.

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BATI E I BOMBER. Nel Cielo degli Spiriti Trionfanti si smarcano i grandi cannonieri, perché non c’è trionfo che non passi per un gol. Van Basten era leggero come un’anima già in campo. Giggirriva sta oltre le nubi e il rombo dei tuoni.

Pablito Rossi è asceso per quella trinità di gol al Brasile. Bonimba, Gerd Muller, Bati, Careca, Kalle Rummenigge... Sopra di loro solo le divinità somme, assise in trono: Pelé, Cruijff, Maradona. Il brasiliano, la più perfetta macchina da calcio del creato.

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L’olandese, il miglior conduttore di palla della storia. L’argentino, il più divino tocco di palla dell’umanità. A questo punto, davanti a questi tre troni, probabilmente Dante Alighieri sarebbe svenuto, come gli accade spesso nella Divina Commedia, e avrebbe confessato al lettore l’impossibilità di raccontare a parole tanta grandezza.

In effetti, più in alto di quei tre calcisticamente non c’è più cielo. Auguri, Sommo Poeta!

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