Gonzalez fa paura all'Inter, poi è Lautaro show
La Fiorentina passa subito, poi il 10 nerazzurro segna 2 gol in nove minuti. Nella ripresa Inter chiusa all'angolo, ma la Coppa Italia è sua
Un tango argentino per la Coppa Italia, scrive la Gazzetta dello Sport. Subito in gol Nico Gonzalez, dopo tre minuti; poi Lautaro Martinez, prima che si spegnesse il primo tempo, ha ribaltato la notte con due gol bellissimi e ha regalato la nona Coppa Italia all’Inter.
La Fiorentina si è illusa, ha subito la superiorità dell’Inter, però ha concluso all’assalto, sfiorando i supplementari. Abissale la distanza tra Lautaro e Cabral, invisibile. Jovic, entrato nella ripresa, ha sfiorato due volte il gol.
Facile dire a posteriori che Italiano ha sbagliato la scelta del centravanti. Ma il sospetto c’è... E forse ci stava anche il tosto Mandragora dall’inizio per Castrovilli. La Fiorentina ha vestito l’abito elegante per il grande ballo, con tanta qualità tecnica, ma nel primo tempo, quando Lautaro ha fatto la storia, ha faticato a contenere le ondate nerazzurre.
Nella ripresa i viola hanno ribaltato le statistiche: più tiri, più possesso, più corner... Sono arrivati a un centimetro dal pari. A fine partita, molti giocatori hanno pianto, perché, dopo 22 anni di attesa, avrebbero voluto regalare la coppa al popolo viola che ha invaso Roma.
Hanno regalato comunque una prestazione di cui essere fieri. E c’è ancora la Conference League. Neanche il tempo di prendere atto che Italiano ha preferito Gonzalez a destra, per farlo rientrare sul piede buono, con Ikoné a sinistra, e Ikoné manda in gol Gonzalez.
Sul cross basso del francese, il cuore dell’area è ben presidiato e non solo da Acerbi. Non ha senso che Bastoni stringa a quel modo, lasciando libero alle sue spalle Gonzalez che può caricare e fulminare Handanovic in diagonale.
Sono passati solo 3’. Per uno che si chiama Gonzalez, essere Speedy è un dovere. Il buon inizio viola si spiega con la tenacia del pressing offensivo che tappa le fonti di gioco: Bonaventura-Brozovic, Castrovilli-Calhanoglu, Ikoné-Acerbi...
A questo disturbo si aggiungono gli errori gratuiti in uscita che ci mettono i nerazzurri, entrati in campo senza una ferocia esagerata. Per questo, l’Inter fatica a salire e costruire. Però, nonostante l’inizio pigro, si nota chiaramente una cosa che dovrebbe preoccupare Italiano: tutte le volte che l’Inter si allunga, trova spazi e arriva in porta.
Dzeko sfiora il pareggio al 7’, su affondo di Dumfries, e se lo divora al 29’ tutto solo davanti al portiere, liberato da Lautaro che si sta ingigantendo a vista d’occhio. Eccolo, al 38’: l’idea di Brozovic in verticale è da cervelli fini, l’esecuzione gelida del Toro è da specialista.
Più che impacciato Quarta. Il pareggio è una secchiata di ghiaccio sulle voglie bollenti della Viola. L’Inter ormai si è tolta il pigiama e si è svegliata del tutto. Dumfries e Dimarco cominciano a scavare solchi sulle fasce.
La sensazione della difficoltà della mediana viola a contenere l’Inter quando si rovescia in attacco è sempre più palese. C’è troppa tenerezza accanto alla interdizione solida di Amrabat. Imperfette le transizioni difensive, che scattano tardi e male. L’Inter trova spazi senza dovere dare spallate e Lautaro colpisce ancora.
Minuto 39’: assistenza di Barella e conclusione acrobatica da signore del gol. Incenerito Milenkovic che assiste da vicino senza poter intervenire. L’inizio ripresa orgoglioso della Fiorentina frutta una manciata di corner. Italiano, che la vuole riaprire, inserisce Jovic accanto allo spettrale Cabral e abbassa la qualità di Bonaventura in mediana, accompagnandolo con la sostanza di Mandragora.
Dentro anche la profondità di Sottil. Lukaku sfiora il k.o. di persona e assistendo Gosens. Jovic ha due macro-occasioni tra il 34’ e il 37’: miracolo di Handanovic e testa fuori di niente. Accarezza il pari anche l’inesauribile Gonzalez al 42’.
La partita diventa una zuffa a centro ring: squadre lunghe, occasioni di qua e di là. Se l’Inter la chiude all’angolo, il merito è di una Fiorentina fiera che ha cancellato la sensazione di inferiorità suggerita dal primo tempo.
Ma hanno vinto i più forti, quelli che più hanno meritato, conclude la Gazzetta dello Sport. Ha vinto la squadra di Lautaro Martinez.
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