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Corriere Fiorentino: Franchi, scontro fra teorici del "fast" e sacerdoti della conservazione

Il Corriere Fiorentino scrive dello stadio di Firenze. Per anni è stato un orgoglio, ora divide la città per la sua demolizione

Approfondimento del Corriere Fiorentino sullo stadio Franchi. All’inizio temevano che cadesse a pezzi e, a dire la verità, sono in molti a temerlo anche oggi, ma per motivi diversi. Che l’ardita pensilina in cemento armato voluta da quell’ingegnere appena quarantenne potesse stare in piedi sembrava incredibile.

Ma tutti i dubbi furono fugati quando il progettista salì da solo sulla pensilina. Dopo un momento di trepidazione, simile a quello che precede il varo di una nave, tutti apprezzarono la bellezza della pensilina e dello stadio che le stava nascendo intorno.

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La nuova struttura aveva un padre e un padrino. Il padre era l’ingegner Pier Luigi Nervi e il parto del suo ingegno ottenne subito larghi consensi. Il padrino fu il marchese Luigi Ridolfi, fratello del grande storico e bibliofilo Roberto.

Ridolfi era un grande appassionato di tutti gli sport. Lo stadio fu inaugurato ufficialmente nel settembre del 1932, con una partita fra l’Ungaria di Budapest e la Fiorentina, che vinse con un secco due a zero. Poi la metamorfosi con i lavori legati ai Mondiali del 1990, con l’eliminazione della pista di atletica e la realizzazione di nuove gradinate denominati parterre.

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Oggi per lo stadio prima «Berta», poi «Comunale», oggi «Franchi», si prepara una nuova metamorfosi. Fra sensibilità estetica e preoccupazioni commerciali è ormai in atto uno scontro reso più intenso dal diverso modo di guardare a un monumento che caratterizza due società e due continenti.

Per il momento fra teorici del «fast fast fast» e sacerdoti della conservazione a ogni costo ognuno è libero di scegliere chi buttare metaforicamente giù dalla torre. Come ovvio, della Maratona.

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