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Buso: "Sarei rimasto per sempre nella Fiorentina. Commisso deve capire Firenze"

L'ex allenatore dell'Under 18 ha parlato della sua terza esperienza a Firenze

Renato Buso ha parlato a Radio Bruno: "Io sarei rimasto alla Fiorentina per sempre. Dainelli mi chiamò per sapere se mi andava bene fare sei mesi, nel 2020, nell'Under 18. Si riuscì a fare ben poco con il covid. Poi ho rinnovato un altro anno con l'Under 18 e a fine anno arrivò Prandelli in prima squadra.

Mi chiamò Gabriele Pin per sapere se potevo dare una mano in Prima Squadra e ho accettato subito. Con orgoglio stavo la mattina in Prima Squadra e il pomeriggio con i ragazzi". SU VLAHOVIC: "Non è che mi sono occupato solo di Vlahovic per lui è stato importante soprattutto la fiducia di Prandelli.

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E' un giocatore eccezionale. A fine allenamento resta in campo per migliorare la tecnica. Rimaneva anche 40 minuti dopo l'allenamento. Straordinario per voglia e cattiveria sportiva. Ha voglia di costruire, migliorarsi e arrivare.

Gli ho insegnato qualcosa sulla protezione della palla perché a volte scopriva troppo il pallone". SU COME E' FINITA CON LA FIORENTINA: "L'ho saputo pochi giorni fa e non me lo aspettavo anche perché avevamo fatto una buona parte di campionato.

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Poi ho preso il covid e ho praticamente perso tutto il girone di ritorno. La società ha ritenuto che non ci fosse più spazio e a me è dispiaciuto. Io nella Fiorentina avrei allenato qualsiasi squadra". SULLA PROPRIETA': "Stanno facendo un centro sportivo all'avanguardia ed è un risultato sportivo importante.

Ma secondo me devono riuscire a ricreare appartenenza alla maglia, alla Fiorentina, alla città. Questo devono creare. Devono capire che la Fiorentina sarà sempre e per sempre dei fiorentini. Firenze è goliardica, simpatica e questo aspetto secondo me questa proprietà lo vive in maniera troppo personale.

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Chi sta al fianco di Barone e Commisso dovrebbe aiutarli a capire che Firenze e l'Italia sono così". FUTURO: "Io voglio fare l'allenatore, non mi interessa dove. La Fiorentina è e sarà la mia priorità. Con Prandelli quando di giocava la domenica andavo in tribuna ma non riuscivo a trattenere la mia pacatezza".

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