Il blog di Ludwigzaller - Rinascita
La storia insegna che dopo tragedie ed epidemie la società rinasce. La speranza è che lo stesso succeda anche questa volta. Ma per Ludwigzaller una cosa è sicura: il calcio aiuterà il ritorno alla normalità
In un angolo della piazza del duomo a Siena ci sono i resti dell’immensa facciata di una chiesa e, di lato, quelli di una navata. La scena rammenta da vicino quella della chiesa del Carmo di Lisbona, il cui tetto venne distrutto dal terremoto del 1755.
A Siena invece fu la peste nera a impedire il completamento di una gigantesca cattedrale, di cui l’attuale duomo doveva diventare il transetto. Sappiamo che la costruzione continuò per qualche anno oltre la peste del 1348, almeno fino al 1350, ma non si fa fatica a vedere nelle difficoltà seguite alla peste il motivo per cui quest’opera immane, che doveva rivaleggiare con Santa Maria del Fiore, non fu terminata.
In questo caso l’epidemia distrugge forze umane ed economiche e blocca lo sviluppo.
Sappiamo tuttavia che di solito dopo le epidemie si aprono cicli economici molto positivi e la società rinasce. Per quanto riguarda il Trecento, le ragioni per cui la peste favorisce una ripresa dell’economia sono evidenti: la pressione demografica si attenua, i sopravvissuti hanno più terra a disposizione e più risorse alimentari.
Le fortune economiche si concentrano nelle mani di pochi e crescono attraverso strategie matrimoniali. Se riletto alla luce della peste il Decamerone ci appare un’opera che anziché insistere sulla morte saggia le strade dell’amore, del desiderio e dell’erotismo.
E sceglie in molti casi un tono comico e non tragico. Nel racconto romantico di Poe, La maschera della morte rossa, la Morte raggiunge le stanze del principe, nonostante ogni tentativo per evitarla. Il Decamerone si conclude in modo diverso: i giovani della brigata decameroniana tornano a Firenze e riprendono la loro vita normale.
Tra la nascita dell’umanesimo, nel Quattrocento, e la fine della peste passano appena cinquant’anni. Anche se la peste resta endemica, si assiste a una grande ripresa che culmina con la celebrazione della vita in opere come la Primavera di Botticelli.
Per questi motivi mi auguro che anche dall’epidemia attuale si possa presto uscire. Non soltanto per ragioni strettamente economiche o sociali, ma principalmente per quel vitalismo e per quella voglia di rinascere ogni volta che sono tipiche dell’uomo.
E non escludo che si possano presto rivedere i turisti per le strade di Firenze, o al mare sulle spiagge della Versilia o dell’Argentario. I musei riapriranno, le università saranno frequentate di nuovo dai giovani. Gli storici avranno di nuovo accesso a biblioteche e archivi.
Anche la ripresa economica potrebbe essere rapida. Da questo punto di vista il ruolo del calcio appare decisivo perché, come ha detto Cesare Prandelli, il fischio di inizio di una partita in una giornata di sole segna la sospensione temporanea di ogni problema, ci allontana dalla malattia e dalla morte e ci proietta di nuovo verso la vita.
Il ritorno alla vita normale richiede un piccolo atto di coraggio, cui tutti siamo chiamati, non essendoci la certezza che il contagio non possa colpire. Per il calcio ci sono problemi specifici, come la sospensione degli allenamenti, che ha reso la condizione fisica insufficiente per affrontare una partita, e i test cui i giocatori si devono sottoporre, ma basterà un’azione ben congegnata sull’asse Ribery-Chiesa-Vlahovic per cancellare le scorie della quarantena.
di Ludwigzaller-
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